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Non sono “riforme” ma un insieme, vergognoso, di tagli. Il governo programma, dalla materna all’università, una pessima scuola funzionale ad una società ancora più ingiusta: fermiamolo! Venerdì 12 marzo 2010 SCIOPERO NAZIONALE La scuola in Italia va male: dopo la “riforma” Gelmini andrà decisamente peggio. Il nostro Pase spende il 3,7% del PIL per l’istruzione, contro il 5,1% della media dei paesi dell’Unione Europea (dati ISTAT). Ma siamo ormai abituati, da qualche decennio, a continui tagli all’istruzione: meno soldi, più alunni per classe, “saturazione a 18 ore” delle cattedre, meno posti di sostegno ed ora 120.000 posti di lavoro cancellati. Quella serie di provvedimenti abborracciati conosciuti come “riforma Gelmini” sono l’esito compiuto della tendenza di governo che vede nei servizi pubblici e nella scuola in particolare, solo un costo da diminuire anche attraverso la riduzione del personale. Come la scuola anche l’università è sempre più tartassata da riforme incrociate intese a ridurre le spese, mantenendo però inalterati motivi di sprechi e sacche di interessi intoccabili. Già oggi la precarietà del lavoro nei nostri atenei tocca punte inaccettabili; ora ad essere a rischio non sono più soltanto i precari ma anche il personale di ruolo. Tecnici e amministrativi, a causa dei forti limiti di assunzioni, si troverann o presto a fare i conti con ulteriori esternalizzazioni che porteranno ad altrettante privatizzazioni. Ma attenzione: le risorse che le università utilizzeranno per gli ulteriori appalti saranno notevolmente superiori agli attuali costi del personale e ricadranno sulla qualità dei servizi. E non si esclude che le tasse universitarie divengano ancora più alte. I ricercatori, poi, se riusciranno ad essere contrattualizzati, lo saranno solamente per sei anni e rischieranno poi di essere definitivamente esclusi dalla ricerca pubblica. Ci aspetta, insomma, un’università al servizio di interessi privati, in cui non esisteranno più garanzie di lavoro per il personale tecnico e ricercatore. I nostri governanti mentono spudoratamente, quando parlano di “riforme epocali”. Dalla loro c’è il megafono di ogni potere: la stampa asservita. Così possono gettare discredito sui lavoratori, presentandoli come inefficienti fannulloni e sostenere che si possa spendere di meno e ottenere servizi migliori! Intanto non dicono che gli edifici scolastici cadono letteralmente a pezzi, che non ci sono i fondi per la manutenzione, che mancano le certificazioni di sicurezza e gli impianti non sono a norma, che mancano i laboratori e le attrezzature sono antiquate, che i docenti italiani sono i peggio pagati rispetto a quelli dei principali paesi europei, che si è ormai celebrato un divorzio insanabile tra scuola e cultura, che le classi -sempre più affollate- sono troppo spesso ingovernabili. Noi invece pensiamo che l’istruzione debba essere un investimento per il futuro del nostro paese e che dare di più alla scuola e all’università sia un passo necessario per una società migliore. Per questo il 12 marzo 2010 chiamiamo allo sciopero e invitiamo tutti a manifestare per: fermare i tagli di Tremonti e per il ritiro della “riforma” Gelmini; avere più investimenti nella scuola pubblica, contrastare i processi di privatizzazione e i finanziamenti incostituzionali a quella privata; l’assunzione stabile del personale precario; ridare dignità al nostro lavoro attraverso un rinnovo contrattuale che porti gli stipendi in linea con quelli dei principali paesi europei; favorire una seria formazione in servizio e creare legami saldi fra scuola, università e ricerca; garantire a tutti i ragazzi -indipendentemente dalla loro estrazione sociale- il diritto allo studio, innalzare davvero l’età dell’obbligo scolastico da assolvere a scuola; la difesa della libertà di insegnamento e di un’idea di scuola in cui la solidarietà vinca contro la meritocrazia fasulla; pieni diritti sindacali per tutte le organizzazioni dei lavoratori.
ORGANIZZATI CON CUB Scuola Università e Ricerca
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