Dibattiti
Noi la crisi la stiamo già pagando PDF Stampa E-mail
Thursday 16 July 2009

Molti sono gli appelli e le mobilitazioni che si svolgono all'insegna dello slogan “noi la crisi non la paghiamo”. Ma in realtà noi la crisi purtroppo la stiamo già pagando e da tempo.

Perché per noi la crisi c'è sempre stata e l'abbiamo pagata.

Le politiche anticrisi del governo non intaccano assolutamente lo status quo che vede banche e grandi gruppi industriali aumentare le loro entrate mentre centinaia di migliaia di lavoratori perdono il posto di lavoro, e non solo precari e disoccupati non arrivano alla fine del mese ma anche le famiglie con reddito fisso non riescono a far fronte al pagamento dell'essenziale per vivere!

Nessun intervento reale di redistribuzione della ricchezza e di aumento dei posti di lavoro. Nessun supporto concreto alle famiglie e nessun cenno viene mai fatto alla responsabilità sociale delle imprese che arricchitesi fino ad oggi, oggi licenziano senza scrupoli e si godono il bottino.

Il nuovo accordo sulla contrattazione non ci lascia scampo: il nostro reddito non aumenterà e le nostre condizioni di lavoro peggioreranno!

Lasciamo a questo punto la parola a chi nel merito ha già scritto e facciamo nostra la loro disamina.

 

 

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Cause della crisi. PDF Stampa E-mail
Thursday 06 November 2008

Origini e conseguenze della crisi

di Domenico Moro

Sulla crisi in atto si sono spesi litri d’inchiostro e tuttavia alcune affermazioni che vanno per la maggiore meritano qualche approfondimento per chiarire origini e conseguenze della crisi.

A) “La crisi finanziaria non toccherà l’economia reale”
In realtà, l’economia reale è già “toccata” dalla crisi. Negli Usa, ad esempio, le tre major di Detroit, GM, Ford e Chrysler, hanno registrato enormi crolli delle vendite e sono sull’orlo della bancarotta. Le azioni della GM, che ha persino messo in vendita il suo quartier generale di Detroit, hanno raggiunto il livello più basso da cinquanta anni. In Europa, dove si sta registrando l’anno peggiore dalla crisi dei primi anni 90, a settembre le vendite sono calate del 9,2%. La GM europea prevede un taglio alla produzione di 40mila automobili, mentre, tra le fortissime case produttrici tedesche, Mercedes taglierà 80mila automobili e Wolkswagen in Repubblica Ceca ha fermato la produzione per una settimana in più del previsto.

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D'economia, scuola, camorra... PDF Stampa E-mail
Monday 03 November 2008

Senza peli sulla lingua
D'economia, di scuola, di camorra e del novello duce

di Mario Cardinali
Il Vernacoliere, Novembre 2008

Il crac mondiale dell’economia. L’economia dei ricchi – la loro ricchezza – fatta pagare come sempre all’economia dei poveri – il loro dover ridursi al lumicino. E al dover comunque consumare. Continuare a consumare, ogni giorno di più. Sennò si ferma il pil, si ferma tutto il sistema dell’economia capitalista. Produrre ogni giorno di più per consumare di più ogni giorno. Consumare come unica libertà, l’unica identità dell’uomo. Consumatori proletari d’oggi. Che altro non hanno che il consumo, come loro ricchezza. Che è insieme la loro povertà.

“Produci, consuma, crepa” diceva un vecchio ammonimento d’anarchia. La fine della filiera. La fine fisica. Ma c’è anche la fine economica. Produci, consuma, riduciti con le pezze al culo.

E chi invece indossa pantaloni sani, i bei pantaloni rigonfi dei signori, ti dice coraggio, ricomincia a consumare e ti potrai mettere al culo delle pezze nuove.
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Così non va, studenti PDF Stampa E-mail
Monday 27 October 2008

Articolo "controcorrente" di un ex giornalista di Report. Interessante per il suo taglio  iconoclastico.   Anche Pasolini, a suo tempo...

COSI' NON VA,STUDENTI

Giovedi 23 Ottobre 2008

di  PAOLO BARNARD

No, così non va cari studenti, cari insegnanti, cari attivisti.
L’opposizione e l’indignazione sono fallate quando sono selettive, quando cioè si animano contro l’uno ma non contro l’altro. Poi: nulla di buono potrà mai scaturire se è solo un’ossessione per l’Odioso Designato (Silvio Berlusconi) che vi ha infiammati fino a questo livello.
Infine: la protesta è ancor più vana quando sbaglia clamorosamente il target.

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A difesa della scuola pubblica PDF Stampa E-mail
Tuesday 14 October 2008

 L' "autunno caldo"  tanto atteso è infine arrivato.

Contro i provvedimenti voluti da Brunetta e dalla Gelmini, un vasto movimento di lotta si è ormai dispiegato.
Dalle scuole di ogni ordine e grado, alle università, sono tante le "notti bianche", le occupazioni, le autogestioni, i momenti di aperta protesta che in ogni modo e forma stanno attraversando l'Italia.

Salutiamo, solidarizziamo e sosteniamo TUTTE queste sacrosante proteste,

in ogni forma e modo siano esse realizzate.

 

Il testo seguente, di Piero Calamandrei, uno dei padri costituenti,  pronunciato nel 1950 (!!!), ci sembra rappresenti il miglior "manifesto"  da opporre a chi si appresta allo smantellamento ed alla privatizzazione di Scuola, Ricerca ed Università.

Piero CALAMANDREI. A difesa della scuola pubblica

L’ipotesi di Calamandrei

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950 – pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice di quelle di stato. E magari si danno premi, come ora vi dirò. O si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A quelle scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

 

 

 

 
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