contratti nazionali
Cda 15 Maggio 2007 PDF Stampa E-mail
Sunday 30 September 2007

RESECONTO DEL CdA DEL 15 MAGGIO 2007

Antonella Zago               Giovanni Longo  Le delibere che commentiamo: o Progressioni verticali;o Assunzione di sonale a tempo determinato;o Taglio dei gettoni  presenza e delle indennità di carica;o Valutazione dei dirigenti;o Interrogazione in merito al Regolamento per le Progressioni Verticali.  In primo piano... Presentata una interrogazione sulle progressioni verticali.Ancora non si riesce a venirne a capo e si rischia di veder applicato ancora una volta il vecchio ed ingiusto regolamento esistente.  Non ci soffermiamo sulla questione della valutazione dei titoli in quanto avete à avuto le informazioni sindacali nel merito. Quanto per noi risulta inaccettabile sono i  3 mesi di validità delle graduatorie di idonei e le prove sempre più “difficili” anche per una progressione da B a C non sono condizioni che possiamo accettare soprattutto se ci viene imposto di scegliere in termini di diktat: o così o il vecchio regolamento. Molto spesso inoltre le prove a cui veniamo sottoposti non sono assolutamente attinenti al posto per cui concorriamo e al quale aspiriamo. Molto spesso già svolgiamo le mansioni ma non viene assolutamente valutato. Anzi...! Ci ricordiamo tutti l’eclatante caso biblioteche in cui non vennero nemmeno coperti i posti banditi! Scandaloso!Non c’è università in Italia che agisce così. La nostra amministrazione sostiene inoltre che la validità tre mesi della graduatoria faciliterebbe i giovani colleghi che  altro caso rimarrebbero esclusi. Si vuol tentare di mettere in contrapposizione i giovani con gli “anziani”. Ma è chiaro a tutti, e anche ai giovani colleghi, che i tre mesi di graduatoria hanno ben altro scopo. Anche i giovani colleghi che non si trovassero nel posto giusto al momento giusto rimarrebbero esclusi. Inoltre immaginate le spese per sostenere i concorsi. Graduatorie valide due o tre anni, se esaurite, permettono di evitare concorsi inutili e dispendiosi oltre che evitare  inutile stress per chi è obbligato più volte a concorre per lo stesso posto.In fondo al resoconto trovate l’interrogazione che ha proposto Zago e sottoscritta da tutti rappresentanti del personale tecnico amministrativo in Consiglio. Assunzione di personale a tempo determinato Verranno banditi i concorsi per la copertura di sei posti per personale a tempo determinato: n. 1         Cat. D     Area tecnica, tecnica scientifica ed elaborazione dati                 24 mesi   Dipartimento di Matematican. 2         Cat. D     Area amministrativa                                                                          24 mesi   Area Programmazione e Controllo n. 3         Cat. D     Area tecnica, tecnica scientifica ed elaborazione dati                 24 mesi   Area del Personale E’ scontato che piuttosto che continuare con co.co.co o co.co.pro, appalti o quant’altro del genere preferiamo sempre che, se precariato debba essere, sia a tempo determinato in quanto vengono così garantiti alcuni diritti fondamentali. In questo caso però c’è da segnalare che nessun organo di questo ateneo sta affrontando, almeno dal Marzo 2005, una seria valutazione della situazione relativa alla carenza di personale tecnico amministrativo e nel frattempo si continua a creare posti di personale docente. Nella seduta del 29 Maggio infatti sono stati finanziati ancora 6 posti di ricercatori con finanziamenti esterni che fra 5 anni ricadranno nel nostro bilancio. Nel frattempo le previsioni illustrate dalla Amministrazione in sede di previsione di bilancio 2007, mostravano una diminuzione del personale tecnico amministrativo da oggi al 2010.Crediamo che sia indispensabile una riflessione seria sulla programmazione del personale tutto. Forse è a di porsi un interrogativo fondamentale: servono davvero tutti questi docenti oppure c’è la possibilità di recuperare punti organico per stabilizzare il personale tecnico amministrativo, precario o in appalto che sia? Noi crediamo che sia possibile!Antonella Zago si è astenuta in quanto l’amministrazione continua a portare pratiche di attivazione di contratti senza dare mai elementi sufficienti per capire se davvero siano queste le esigenze prime della nostra amministrazione.  Le carenze di personale per le segreterie e le portinerie di molti Dipartimenti ricadono con effetti quasi devastanti sul personale. La riorganizzazione e l’accentramento di alcune competenze non sembrano aver risolto nulla.  Anzi...!  Segreterie e uffici quali ufficio presenze, protocollo, biblioteche e altri (quelli dell’ordinaria amministrazione) soffrono carenze inaudite e non si dono mai assegnazioni di nuove unità e altri  invece (quelli “innovativi”) soffrono meno ma continuano a vedersi assegnato personale nuovo! Ma come si può pensare di continuare così? Nel frattempo continuiamo a pagare noi e a stressarci sempre di più! Fossimo almeno pagati di più per questi sforzi!  Delibere Taglio dei gettoni di presenza e delle densità di caricaFinalmente la proposta di delibera è arrivata in Consiglio. Molto diversa da quanto ci aspettavamo dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa del Rettore. In Febbraio infatti il Rettore aveva dichiarato di essere disposto a sospendere interamente la sua indennità  (45.000 euro).La proposta di delibera invece, definiva un  taglio del 39% alle indennità di carica  (Rettore, Vicario, Direttori di Dipartimento ecc.) e un taglio del 50% sui gettoni di presenza (da 450 euro a seduta a 225 euro). Quando queste spese si riducono va sempre bene. La discussione ha portato a deliberare un taglio del 50% di entrambe le voci. Ancora meglio!Dal 2005 abbiamo speso quasi 1,8 milioni di euro annui per indennità di carica per funzioni che rientrano nelle attività istituzionali dei docenti e  poco meno di 500 mila euro annui per gettoni di presenza di Senato e Consiglio di Amministrazione. Da oggi in poi ne spenderemo 0,9 milioni di euro... ancora troppi. Ricordiamo che, proprio l’anno scorso, al personale tecnico amministrativo è stato tagliato lo stipendio di 11 euro mensili ed è stata cancellata l’indennità da videoterminale pur in presenza di rischio. Continueremo a spendere 1,1 milioni di euro annui per cariche. E’ ancora troppo!Dopo aver chiesto che venissero eliminate entrambe le voci di spesa abbiamo comunque votato SI in quanto, considerata la forte resistenza da parte di diversi Consiglieri contrari al taglio, una nostra astensione o un nostro voto contrario rischiava di non far passare nemmeno il taglio del 50%. Valutazione dei DirigentiLe cose sembrano non funzionare ma i dirigenti vengono valutati positivamente (sono esclusi i dirigenti dei poli): 14 Sopra le aspettative; 2 Conformi alle aspettative; 3 Parzialmente conforme alle aspettative.Gli obiettivi oggetto della valutazione sono solo quelli definiti di “discontinuità”. Per capirci solo i progetti innovativi. Ma un esempio eclatante è come la trattativa e il regolamento per le progressioni verticali siano considerati “discontinuità”. Per noi è semplice ed ordinaria amministrazione! Inoltre le pagine dedicate alla discontinuità sono 11. Noi crediamo troppe e poco chiare.Siamo in accordo con l’amministrazione sul fatto che bisogna anche innovare ma siamo anche convinti che se la continuità cioè l’ordinaria amministrazione non funziona difficilmente può funzionare l’innovazione. Inoltre l’innovazione potrebbe essere considerata anche normale amministrazione soprattutto quando questa non è altro che applicazione di normativa in materia didattica e di ricerca.E’ necessario far chiarezza soprattutto quando in ballo ci sono molto risorse. Si continuiamo così non riusciremmo mai a valutare se le risorse (non poche) vengono spese bene! Noi manteniamo i nostri molti dubbi!  Interrogazione in merito al Regolamento per le Progressioni Verticali Nella seduta del Consiglio di Amministrazione del 21 febbraio 2006 alcuni consiglieri hanno presentato la seguente interrogazione:premesso:che l’attuale Regolamento di Ateneo che disciplina lo svolgimento delle progressioni verticali è stato emanato il 1° ottobre 2001;    che tale Regolamento non è stato mai modificato;che le procedure in esso previste si sono rivelate nel tempo poco adatte a realizzare una reale valorizzazione e ad un concreto sviluppo delle risorse umane presenti in Ateneo;  ritenutopertanto assolutamente prioritario arrivare ad una rapida modifica che soddisfi le legittime aspettative di tutto il personale tecnico amministrativo a vedere garantito lo svolgimento di procedure semplici e di durata ragionevole;    chiedonoche l’Amministrazione promuova tutte le iniziative che rientrano nelle proprie competenze, nel rispetto delle prerogative sindacali previste dalla contrattazione collettiva, per arrivare ad una modifica dell’attuale Regolamento nel senso sopra descritto, in grado di valorizzare le risorse interne, in sinergia con l’attivazione di percorsi formativi in grado di favorire la creazione di nuove professionalità.  Il Presidente non ha mai risposto nel merito e nel frattempo l’Amministrazione, pur avviando il tavolo di concertazione senza raggiungere nessun accordo con le parti, ha presentato alla Commissione III del 22 Maggio scorso una bozza di regolamento per le progressioni verticali assolutamente non corrispondente né alla interrogazione su riportata né alle rilevanti richieste delle parte sindacale. Nella seduta della III Commissione inoltre si è prospettata l’impossibilità di entrare nel merito dell’articolato soprattutto nelle parti rilevatisi in tutti i tavoli le più critiche ed in particolare: la validità della graduatoria fissata in tre mesi e la non modulazione delle prove in base al livello professionale per il quale i dipendenti concorrono. Essendo questi due punti fondamentali per il conseguimento di due obiettivi importanti per l’Amministrazione e cioè la valorizzazione del personale e l’economicità del sistema di progressioni verticali la Commissione, a parere dei firmatari, deve riappropriarsi del ruolo istruttorio e di valutazione nel merito delle pratiche di competenza.  Visto l’empasse del tavolo di concertazione e la mancanza del verbale di fine concertazione si chiede che la Commissione si riunisca urgentemente per  ridiscutere il regolamento allo scopo di indicare all’Amministrazione alcuni correttivi che potrebbero rendere largamente condiviso il regolamento non solo in sede  Consiglio di Amministrazione, ma anche alle parti sindacali e ai lavoratori tutti secondo principi di trasparenza, economicità e adeguamento delle prove alla professionalità richiesta. Antonella ZagoGiovanni LongoPatrizia Manzo Maria Muccino
 
Ulteriori istruzioni per il Diritto di voto ai lavoratori precari PDF Stampa E-mail
Thursday 27 September 2007

Riportiamo di seguito la circolare ARAN con la quale si danno le istruzioni relative al voto per il personale precario. Il documento ARAN stabilisce:
Hanno diritto di elettorato attivo e passivo i
“dipendenti in servizio con contratto di lavoro a tempo determinato, il cui rapporto di lavoro è, anche a seguito di atto formale dell’amministrazione, prorogato ai sensi di legge e/o inserito nelle procedure di stabilizzazione alla data di inizio delle procedure elettorali (annuncio).”
Per atto formale dell’amministrazione
“si intende qualunque atto che identifichi i lavoratori che rientrano nelle procedure di stabilizzazione, possedendone i necessari requisiti. Tra i predetti atti sono inclusi sia le intese sindacali in materia, sia l’inserimento dei nominativi dei lavoratori interessati nell'elenco generale alfabetico degli elettori che le amministrazioni consegnano alle organizzazioni sindacali entro il 4 ottobre 2007, in quanto tale inserimento coincide con l’identificazione da parte dell’amministrazione degli aventi titolo.”
Nel nostro ateneo l'Amministrazione ha già avviato, dopo la sigla del famoso accordo sulla stabilizzazione, la relativa procedura quindi non dovrebbero esserci problemi a proposito della presenza del personale in via di stabilizzazione e attualmente in servizio nelle liste degli aventi diritto al voto.
Per il momento ci limitiamo a queste segnalazioni riservandoci di intervenire ancora sulla questione se necessario o semplicemente utile.
Invitiamo inoltre il personale precario, anche non iscritto, a candidarsi nella lista UdB
Un caro saluto.
Bologna, 27 settembre 2007

Unità di Base

 
Protocollo su welfare e pensioni. PDF Stampa E-mail
Monday 24 September 2007

Protocollo su welfare e pensioni.
Il NO della FIOM.
Aria nuova e salutare nel sindacato?
Sembrerà strano ai più, ma non a noi, che ad annunciare con soddisfazione il ritorno della FIOM alla vocazione realmente battagliera e dignitosa di una importante – la PIU’ importante - federazione della CGIL debba essere la nostra sigla e non la stessa confederazione a cui aderiscono i rappresentanti di milioni di metalmeccanici.
Paradosso? Contraddizione?  Per la CGIL di sicuro. Ma non certo per noi.
Lo diciamo con soddisfazione, siamo certamente entusiasti di questo significativo “strappo”, tanto più poiché espresso da una maggioranza schiacciante di delegati: 125 su 159 hanno detto no al protocollo su welfare e pensioni.
Un segno di maturazione e coscienza oggi presente nel solo sindacalismo di base ma impossibile da rintracciare nel resto del sindacalismo “triplice e confederale” di stampo concertativi. La stessa “riluttanza” della firma di Epifani sul secondo protocollo (sul welfare) - che tanto aveva fatto sperare certe anime belle “di sinistra” - non ha la stessa rilevanza e dignità dell’esplicito dissenso degli operai metalmeccanici, anzi, ne evidenzia l’ormai consueto gioco delle parti in un teatrino sempre meno credibile.
I punti giudicati “irricevibili” dalla FIOM coincidono con gli stessi che anche noi avevamo stigmatizzato all’indomani di quegli accordi, e di seguito sinteticamente ripresi:
In particolare giudica “sbagliate” le decisioni sulle pensioni a partire dalla “incomprensibile” scelta delle quote per il superamento dello scalone (dopo il passaggio a 58 anni nel 2008 si passa alle quote già dal luglio 2009) fino alla decisione sulla clausola di salvaguardia (l'aumento dello 0,09% dei contributi nel 2011 nel caso che la razionalizzazione degli enti non portasse risultati). La FIOM giudica negativamente anche il limite per i lavori usuranti fissato a 5.000 uscite l'anno e la revisione coefficienti di trasformazione del sistema contributivo. (testuale da “L’Unità” di mercoledì 12.09.07)
Molti sono nei prossimi mesi gli appuntamenti annunciati su questo tema: referendum dell’8, 9 e 10 ottobre p.v.; la manifestazione nazionale del 20 ottobre; lo sciopero del sindacalismo di base del 9 novembre e, per finire, la più grande e capillare consultazione dei lavoratori del Pubblico Impiego in novembre, ovvero le elezioni per il rinnovo delle RSU.
E’ iniziato dunque un vero “autunno caldo”?
E dal referendum sarà dunque bene partire con una serie di avvertenze: l’esigenza, soprattutto di CGIL, è il controllo di qualsiasi dissenso, interno o meno che sia. Con che faccia infatti potrà accettare la vittoria di un NO al referendum?
I delegati FIOM che hanno avuto il coraggio di non acconsentire a questo sciagurato accordo sono già stati messi alle strette. Non potranno infatti spiegare nelle assemblee le ragioni del NO, ma dovranno attenersi alle ragioni del SI salvo poi poter esprimere una “semplice” opinione personale dubitativa....
Vincerà quindi il SI? Ovvero avrà la meglio il “consenso” alla firma dei confederali ai protocolli su welfare  (meglio dire “PRECARIETA’”) e sulle pensioni (meglio dire “IL SOGNO DELLA PENSIONE”)? Il referendum, infatti, inizia già “truccato” in partenza! Un esempio ne sono le operazioni di voto nel nostro ateneo che partono già dalle assemblee che CGIL, CISL e UIL hanno organizzato a partire da oggi, Lunedì 24 Settembre. Chi controllerà la regolarità di tale tipo di votazione? Quali sono le garanzie di trasparenza?
E a livello nazionale che succederà? Saranno chiamati ad esprimersi non i soli lavoratori bensì anche gli attuali pensionati (per di più probabilmente “abbagliati” dalla  “favolosa quattordicesima” elargita loro proprio in ottobre… 320 euro annui) che non hanno motivo di lagnanza alcuna, poiché “salvi” dalla controriforma pensionistica e del mercato del lavoro.
Si consideri che più della metà degli iscritti ai tre sindacati confederal/concertativi sono proprio pensionati…! Inoltre, proprio l’identità dei “gestori” del referendum non garantisce assolutamente quel minimo di trasparenza necessaria alla verifica del voto.  Saranno infatti i vari funzionari, capi e capetti confederali - sicuramente i più “fidati” e probabilmente gli stessi che daranno l’indicazione di voto - a gestire le operazioni di voto e di spoglio della consultazione.   Se questa è  “garanzia” di imparzialità…
Tuttavia…
Se restiamo, dunque, legittimamente scettici di fronte alla scadenza referendaria, tuttavia proprio il grande rifiuto del direttivo della FIOM potrebbe caricare di significato questo appuntamento, altrimenti privo di reale “appeal” per i lavoratori in servizio e precari.
Sarebbe infatti importantissimo ottenere un forte – anche se percentualmente “minoritario” - NO a quegli accordi espresso dai lavoratori, e non da altri…
Anche se annunciata, la “minoranza” decisa e determinata dei lavoratori attivi può effettivamente marcare un’importante differenza per i prossimi contratti e, ancor più, per gli stessi futuri sviluppi riguardanti il mondo del lavoro dipendente e le stesse condizioni – e gerarchie - sociali dei lavoratori “garantiti” e precari.
Ora quindi è doverosa una forte campagna per il No ai protocolli su welfare e precariato.
Sono queste, in fin dei conti, le premesse davvero necessarie per avviare qualsiasi contratto nazionale futuro che non voglia essere “a perdere”  fin dalla partenza.
Questa è la vera e unica premessa importante per riuscire a obbligare il governo a rimettere mano all’accordo. In questo senso sarà certamente la manifestazione del 20 Ottobre un passaggio fondamentale per riuscire a dare una spallata alle politiche sempre più di “destra” di un governo sempre molto poco di “sinistra” e completamente avulso dal mondo del lavoro. Il livello di precarizzazione attuale sfiora la schiavitù! Basteranno quindi poche modifiche ai due protocolli per riuscire ad ottenere dignità e rispetto?
Con il voto contrario della FIOM l'"apparato affaristico/brocratico" che è la CGIL è stato certamente “intaccato” ma ancora non crediamo sia possibile sostenere che sia alle porte un reale e sostanziale cambiamento dell’intendere la rappresentanza del mondo del lavoro.
Per il momento ci limitiamo all’analisi delle “possibilità”.
Scenari presenti, prossimi e futuri.
Il pronunciamento plebiscitario dei delegati FIOM, tuttavia, non esaurisce la sua carica e la sua valenza in questi appuntamenti, tutto sommato strettamente contingenti.
Tutt’altro. Prelude a ciò che potrebbe divenire il prossimo panorama sindacale.
Acclarata la “fedeltà” dei tre confederal/concertativi ai prossimi “rimaneggiamenti” politici istituzionali (al Partito Democratico in primo luogo) si apre necessariamente l’interrogativo del “che fare” per ogni forza sindacale che vuole continuare ad essere espressione autentica e di massa dei lavoratori. CGIL, CISL e UIL utilizzeranno anche il pubblico impiego, storicamente più “garantito” proprio per sancire la propria vittoria. Per questo il NO deve risuonare forte anche in questo settore!
Nel pubblico impiego, e nell’Università soprattutto, più che in altri settori infatti il vuoto di rappresentanza lascia senza fiato.             Da qui vogliamo ripartire!
Può rimanere questo vuoto di rappresentanza in ambito sindacale?
In politica ed in natura il vuoto non esiste.     In ambito sindacale vale lo stesso principio.
Lo scenario, dunque, è destinato a modificarsi rapidamente e radicalmente.
E noi speriamo, in positivo
Delusi da certo sindacalismo di base storico, sempre meno di base e soprattutto sempre meno sindacato, vogliamo darci da fare.
Converrà dunque attrezzarsi fin da subito.                                UdB esiste per questo.
Iniziamo a dare corpo e gambe a questo progetto.
Il futuro è con noi.                    Rimbocchiamoci le mani!
Aderisci, sostieni, vota
UdB anche a Bologna.
Se ti vuoi candidare nella lista UdB – anche se non sei iscritto – contattaci
Bologna,  22.09.07                                                                                          UdB Università

Allegati: vol070912naznofiomanto.doc       vol070923schedanowlfare.doc

 
Le polemicucce dei colleghi della triplice confederale PDF Stampa E-mail
Thursday 20 September 2007

Le polemicucce dei colleghi della triplice confederale
Le definiamo “polemicucce” perché non vogliamo farne un caso drammatico e perché comprendiamo perfettamente che essendo in campagna elettorale per le prossime RSU qualche colpo di fioretto sarà inevitabile (ma siamo certi che seguiranno anche le sciabolate).
Riportiamo da alcuni volantini confederali:
La cosa “sorprendente” è che anche in questa occasione abbiamo registrato una strana condivisione d’intenti tra l’Università e i componenti RSU eletti sulla lista ora diventata UdB.
(volantino Cisl del 12/7/2007)

Ma gli incomprensibili trionfalismi di chi non ha avuto alcun ruolo nel corso della trattativa non possono farci dimenticare come ancora troppi Co.co.co., partite iva, dipendenti degli enti di sostegno e di cooperative, borse di studio e lavoro, braccianti agricoli precari sono presenti in tutta la nostra Università.
(volantino Cgil/Cisl/Uil del 18/9/2007)
Apprendiamo invece con stupore della partecipazione emotiva data a questo argomento da chi l'accordo non lo aveva firmato. E' un modo di far sindacato per noi incomprensibile e poco fruttuoso. Chi non ha il coraggio di firmare ottimi accordi per i lavoratori, salvo poi difenderli, non ha alcun titolo per attribuirsi il merito del successo di iniziative intraprese da altri.
(volantino Cgil/Cisl/Uil del 20/9/2007)
Cgil/Cisl/Uil, dunque, esprimono “sorpresa”, “incomprensione”, “stupore”: cerchiamo di alleviare la loro … afflizione con qualche chiarimento.

La trattativa sul “precariato”
La prima “sorpresa” e la seconda “incomprensione” si riferiscono alla trattativa sul precariato, che era iniziata con i confederali attestati sulla richiesta di stabilizzare unicamente chi maturava i 3 anni con contratto a tempo determinato e dall’altra parte l’Amm/ne che offrì la stabilizzazione di 20 persone per il 2008 e poi più nulla.
UdB nel denunciare come irricevibile questa seconda proposta disse una cosa molto semplice: non basta un solo “canale” di stabilizzazione e quindi non possiamo far rimanere fuori da ogni prospettiva gli idonei dei concorsi ed i co.co.co..
Per affermare questa posizione usammo una leva molto forte: l’esperienza del Comune dove un accordo riservato esclusivamente ad alcuni aveva determinato il ricorso legale degli altri gruppi di lavoratori ed il blocco dell’accordo presso il TAR.
Questo ci consentì di assumere un ruolo essenziale nella trattativa e di permettere un piano che prevede ben tre “canali” (tempi determinati, idonei dei concorsi e co.co.co.) invece dell’unico richiesto da altri. E scusate se è poco !
Su queste basi ci fu una convergenza con l’Ateneo e quindi abbiamo sottoscritto (perché come abbiamo più volte detto è una leggenda metropolitana il fatto che non firmiamo mai: lo facciamo quando è il caso e quando gli accordi sono buoni).

Le progressioni economiche orizzontali (peo)
Il terzo “stupore” nasce dal fatto che non abbiamo firmato l’accordo sulle peo ma abbiamo difeso il diritto di parteciparvi per chi era rimasto escluso dalla procedura.
Chi si stupisce forse non ricorda che quell’accordo era partito nel 2005 con un contratto siglato da Cgil/Cisl/Uil e sottoposto alle assemblee dei lavoratori che prevedeva fondi per consentire il passaggio solo al 51 % del personale avente diritto.
Fu la nostra azione (allora eravamo ancora RdB) che rese pubblica questa iniquità determinando lo sdegno dei lavoratori e che costrinse a non passare alla firma dell’accordo ed a riaprire le trattative con le quali si ottennero i soldi per far passare tutti.
Diversamente si chiudeva al 51 % (perché come andavano dicendo: “la trattativa è stata lunga e difficile e non si poteva ottenere di più”) !
Però nell’accordo c’è lo sconcio delle “pagelline” che rimane una delle cose assolutamente inaccettabili, inutili e deleterie sia per il personale che per l’Università e che UdB non può sottoscrivere.
Se anche le altre sigle rifiutassero una simile procedura riusciremmo a rimetterla in discussione ma ciò non toglie che l’obiettivo è cercare di far avere lo stesso lo scattino a tutti.
Insomma noi procediamo senza pregiudizi cercando di ottenere dei buoni risultati per il personale e come si vede la nostra presenza fa la differenza.
Senza la presenza di UdB molte cose sarebbero andate in tutt’altro modo: ma questo crediamo che i lavoratori lo sappiano perfettamente.

Fate stupire un po’ anche noi
Confermiamo quindi di non aver firmato accordi come quello sui dieci minuti di pausa oppure il regolamento sulle progressioni orizzontali con annessa “pagellina”: ma sono felici i nostri colleghi in questi ultimi giorni di “valutazione” e sentono forse di aver guadagnato in dignità con l’applicazione di quanto firmato da Cgil/Cisl/Uil ?
Poniamo infatti un problema centrale: è opportuno farsi rappresentare da sindacati che firmano accordi che riducono i diritti dei lavoratori, trattano al ribasso sui piccoli spazi rimasti aperti e poi pretendono anche di darci le lezioni ?
Il Contratto Nazionale dell’Università firmato da Cgil/Cisl/Uil:
è l’origine del sistema delle categorie nelle quali “tutte le mansioni sono esigibili”
ha creato il meccanismo per il quale l’ente fa una procedura di progressione ogni 2 anni alla quale possono partecipare i dipendenti con 3 anni nella posizione economica precedente (sic !)
ha fatto in modo che avere lo scattino sia l’unica possibilità per avere ogni quattro anni, se tutto va bene, qualche soldo in più
ha stabilito che per avere lo scattino economico è necessario essere sottoposto ad una procedura di valutazione pur continuando a svolgere lo stesso lavoro
Ebbene i rappresentanti dei sindacati che hanno firmato quelle cose si presentano dai lavoratori e dicono che nella trattative locali “hanno ottenuto” !
Non dovrebbero invece dire ai loro leader nazionali che quei contratti non possono essere accettati e se i loro vertici persistono ingaggiare una vera lotta e magari uscire da quelle organizzazioni?
Come è noto noi abbiamo fatto cosi, ma certo comprendiamo perfettamente che lasciare il riparo, la protezione, i distacchi, ecc delle grandi e potenti organizzazioni confederali è tutt’altra cosa.

Infine il precariato.
I colleghi confederali hanno tanto a cuore i precari dell’Università.
Ma non si può sottacere un fatto essenziale. Il precariato c’è perché è previsto dal Contratto Nazionale dell’Università da essi stessi firmato.
Non è possibile che a Roma firmino e poi vengano dai lavoratori a dire che vogliono difenderne i diritti che sono stati intaccati proprio da quelle firme.
Altro esempio importante in questo senso: il 23 Luglio 2007 CGIL, CISL e UIL hanno sottoscritto col governo un accordo (Patto per lo sviluppo solidale e sostenibile - sic!) che peggiora le condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati e soprattutto dei precari .
Alla nostra mente elementare questa pare una contraddizione !

VOTA CHI TI DIFENDE

VOTA UdB


Un caro saluto.

Bologna, 20 settembre 2007

Unità di Base

 
Progressioni economiche orizzontali 2004-2005 (PEO) PDF Stampa E-mail
Monday 17 September 2007

Progressioni  economiche orizzontali 2004-2005 (PEO):
non saranno esclusi i colleghi che non avevano potuto presentare domanda.
E’ con grande soddisfazione che comunichiamo che l’Ateneo ha inviato, oggi lunedì 17 settembre,  le raccomandate che consentono la partecipazione alla tornata 2004-2005 delle Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) anche ai colleghi che per ragioni varie non avevano potuto, senza loro responsabilità, presentare domanda entro il termine previsto, oppure, come prescritto, l’avevano inoltrata per via informatica ma non era risultata pervenuta, probabilmente per problemi tecnici e che si erano quindi visti escludere dalla procedura di valutazione utile allo “scattino”  economico.
L’Ateneo ha dunque  modificato l’iniziale posizione di chiusura sulla questione.  Bene.
Seppure restano ancora molte importanti questioni tuttora irrisolte con l’Amministrazione, e sulle quali non lesineremo le nostre energie “in battaglia”, salutiamo intanto questo accoglimento dell’istanza, che riguarda nello specifico circa 50 colleghi, come un momento positivo della “nuova gestione” della politica del personale.
Sperando che duri, continuiamo a vigilare e…  proporre.
UdB aveva già manifestato la propria disponibilità a collaborare positivamente alla risoluzione di questo (come di altri) problema, a condizione di un’inversione di tendenza rispetto al passato.
Oggi constatiamo con piacere l’utilità e l’importanza delle argomentazioni - tecniche e di “buon senso comune” - che abbiamo fornito in agosto all’Amministrazione, così come del suo atteggiamento finalmente conciliante ed a vantaggio dei lavoratori.
Domanda di auspicio: perché non proseguire le relazioni sindacali e, soprattutto, i provvedimenti e i futuri contratti su questo stesso solco? 
Ce lo auguriamo davvero di cuore.
Perseguire il bene dei dipendenti è  perseguire il bene dell’Ateneo, mica il contrario…
Di seguito riportiamo la lettera inviata all’Amministrazione dal nostro delegato, Giovanni Bonavoglia, con tutte le note tecniche sulla questione, che fu diffusa con il comunicato dell’8 agosto “Progressioni orizzontali: perché non escludere”.
Un caro saluto.

Bologna, 17 settembre 2007

Unità di Base

LETTERA INVIATA

Bologna, 8 agosto 2007

Ai Sigg.
Presidente Commissione Personale
Direttore Amministrativo
Responsabile del Personale 
Responsabile Ufficio Dirigenziale Sviluppo Risorse Umane
Responsabile Servizio Relazioni Sindacali
e p.c.:
Personale Tecnico Amministrativo
Università di Bologna
Loro Sedi
Con riferimento alla nota 23 luglio 2007, della collega Zago ed alle e-mail degli Uffici del 2 e del 3 agosto 2007, relative ai ritardi nella procedura per le progressioni orizzontali in corso, ai fini di favorire un provvedimento che vada nel senso della richiesta del personale interessato, di poter accedere alla procedura in questione, si rappresenta quanto segue.
1.L’Amministrazione ha fissato, nell’ambito della procedura, 2 date di scadenza per adempimenti.
Quella del 12 aprile a cui avrebbe dovuto attenersi il personale e quella del 15 luglio a cui avrebbe dovuto attenersi l’Amministrazione per concludere le valutazioni.
2.Le 2 date sono state fissate entrambe con provvedimenti dell’Ufficio Dirigenziale Sviluppo Risorse Umane. Quindi dalla stessa Struttura, con uguale peso amministrativo.
12 aprile: Prot. 11984 dell’8/3/2007 e
15 luglio: Prot. 24919 del 23/5/2007.

3.L’Amministrazione, per propria decisione, ha prorogato la scadenza del 15 luglio, rendendo noto tale fatto - nel frattempo era intervenuta richiesta di chiarimenti da parte sindacale - in data successiva al 15 luglio.
4.Quindi, in perfetta analogia, non sussiste alcun impedimento formale alla proroga anche della scadenza del 12 aprile.
5.E’ di tutta evidenza che la procedura di valutazione si conclude quando il giudizio viene comunicato al dipendente: se un Capo struttura ha in cuor suo già elaborato i giudizi ma non ha li ha comunicati, la procedura non é conclusa.
La scadenza del 15 luglio si riferiva propriamente al “termine” della “procedura di valutazione”.
Pertanto – nel momento in cui è pacificamente accertato che una parte dei Capi struttura non hanno concluso la procedura di valutazione - l’Amministrazione è andata, incontestabilmente, oltre il termine da Essa stessa fissato.
6.Quindi se una proroga viene prevista per motivazioni inerenti l’Amministrazione non sussiste alcun impedimento a prevedere analoga proroga anche per il personale, laddove, in più, non si tratta di inadempienza da parte di quest’ultimo.
7.In relazione ad eventuale stato di necessità che ha indotto alla proroga, se esso é ascrivibile ai Capi struttura (assenza del responsabile per impegni fuori sede) si tratta di proroga che l’Amministrazione attua per proprie necessità, se è ascrivibile ad altre cause (maternità, malattie, part time verticale del personale) si tratta a maggior ragione di proroga che l’Amministrazione attua per le necessità connesse ad una procedura da Essa progettata ed attuata, ma evidentemente lacunosa benché contemporaneamente farraginosa, e di cui Essa ha la responsabilità di gestione.
8.La mancata conclusione delle valutazioni entro il 15 luglio 2007 determina un ritardo nella conclusione della procedura relativa alle progressioni in questione, che si riferiscono a servizio maturato al 31 dicembre 2005, e questo determinerà un ritardo nel pagamento degli arretrati e nell’entrata a regime dell’incremento dovuto allo “scattino”.
9.La procedura è stata trasmessa e condotta esclusivamente per via informatica, cosa che non manca di sollevare perplessità e riserve.
Pertanto a fronte di tutto ciò sarebbe, da parte dell’Ateneo, un segnale positivo di attenzione nei confronti del personale evitare un irrigidimento su una posizione che appare francamente difficile da sostenere anche da un punto di vista formale.
Chiedo quindi, per un principio di equità di fatto e di omogeneità amministrativa, di voler riconsiderare, in autotutela, il diniego espresso, consentendo al personale non ancora ammesso alla procedura di potervi partecipare.
Distinti saluti,

Giovanni Bonavoglia
Rappresentante RSU

 
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